In scia stradda, sulla strada, on the road

Estate 2008. Visita a Portella della Ginestra (Palermo) durante la carovana di UniLibera "I sogni resistono"

“In scia stradda”, on the road. Più esattamente in un vicolo del quartiere della Maddalena, nel cuore della Genova più popolare – quella delle canzoni di Conte e De André e delle prostitute che fanno capolino dalle porte. E’ qui che a gennaio è stata inaugurata la bottega della legalità “In scia stradda”, nata all’interno di un bene confiscato alle cosche mafiose, oggi restituito alla società civile per un uso più onesto e dignitoso. La bottega è una delle coraggiose testimonianze che ci ricordano che ogni cambiamento è possibile, a partire da un “vico” crocevia di passaggi e relazioni multi-culturali.

Camminavo nei vicoli genovesi il 17 marzo, nel pomeriggio che è seguito alla marcia organizzata come ogni anno da Libera in memoria delle vittime di tutte le mafie. Il discorso conclusivo di Don Ciotti è tuonato come bussola per reindirizzare le rotte dei cammini personali. Ciotti ha richiamato l’attenzione sulle responsabilità di ciascuno di noi al servizio del bene comune. “Guai disattivare il radar della dell’intelligenza critica, della capacità di autocritica” ha esclamato con veemenza Ciotti di fronte alla folla di 100 mila camminatori.

Ma le parole che più mi hanno colpita, in questa settimana di riflessione sul ruolo tremendo delle mafie nel nostro paese – un cancro che solo guardandolo da vicino, chiamandolo per nome e riconoscendo la sua forza devastatrice può essere affrontato – sono quelle pronunciate da Placido Rizzotto nel film di Pasquale Scimeca dedicato alla storia del sindacalista di Corleone ammazzato dalla mafia nel dopo guerra.   “Questa terra che ci ha cresciuti può essere la nostra speranza, la nostra libertà, il notro futuro”. Forse Placido Rizzotto non ha mai pronunciato queste parole. Poco importa. La ragione per cui è stato ucciso testimonia l’impegno assunto nei confronti della sua terra e dei suoi compaesani, per liberarli dal gioco della criminalità, del potere del più prepotente, dell’ingiustizia.

E’ vero, non basta un “giorno della memoria” per aggiustare quello che non va. Ma appuntamenti come quello del 21 marzo possono rappresentare, per chi cerca di indirizzare i propri passi verso la costruzione di un mondo migliore, l’occasione di ripensare il proprio impegno e di rispolverare i valori su cui si cerca di impostare l’azione quotidiana. 

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